Arisi: «La crisi per le donne è terribile»

di BRUNO ZORZI da l'Adige del 31 maggio 2009

Emilio Arisi, 66 anni, è un uomo di sinistra perché non potrebbe essere nient'altro che di sinistra. Di mestiere fa il ginecologo (è primario al S.Chiara) e, appena indossato il camice, ha iniziato a battersi per legalizzare l'aborto. «Per togliere una piaga tremenda. Mi ricordo, giovanissimo assistente all'ospedale di Carpi, che tutte le notti arrivava una donna pallida come questa tovaglia con un'emorragia tremenda conseguenza di aborti fatti da praticone contadine. Una tragedia. Con la legge 194 queste cose sono scomparse». Uno che è figlio di «un ciabattino che ha fatto sacrifici per farmi studiare». Uno che ha «anche votato Pci ma che poi ha smesso per non votare Pd».
Candidato alle europee per «Sinistra e libertà»: perché?
«Perché un giorno dello scorso inverno sono venute da me alcune utenti del nostro servizio che mi han detto: dottore accetterebbe la sfida? Ci ho pensato una settimana e ho detto sì».
Lei si dichiara «laico da sempre».
«La laicità vuol dire rispetto per le opinioni e dell'uomo in quanto tale perché è portatore di diritti». Lei però è anche uno che non si preoccupa di dire: sono contro la Chiesa. «Ah sì. L'ultimo mio atto da cattolico è stata l'occupazione del duomo di Parma nel '68».
Perché ce l'ha tanto con la Chiesa?
«Ce l'ho con la Chiesa perché, soprattutto qui in Italia, entra nelle scelte delle persone in modo pervasivo, direi addirittura ossessivo. Pensi all'aborto medico, a quella che viene comunemente chiamata la Ru486. Questo farmaco è stato usato nel mondo da 100 milioni di donne ma qui non si può usare anche se la legge 194 prevede, con lungimiranza, che i medici si debbano adeguare ai progressi scientifici».
L'aborto farmacologico qualche guaio però lo ha creato.
«È vero, qualche guaio c'è stato. Ma ogni attività porta con sé un rischio. Anche andare in bici, per non dire in moto. I vostri giornali sono pieni di gente che perde la vita sulle strade». Caso Berlusconi - Noemi. Il segretario del Pd ha fatto bene o male a dire: «Fareste educare i vostri figli da uno come Berlusconi? «Solo Franceschini poteva dire certe cose».
E su Silvio e Noemi che dice?
«Su questo sono evangelico: chi è senza peccato scagli la prima pietra. Non mi piacciono tutti questi politici che predicano bene e razzolano male. Il gossip non mi piace. Il presidente del consiglio è un uomo come tutti, però il potere ha un prezzo. L'uomo di potere è limitato nei suoi comportamenti perché il popolo lo guarda, è uno che dà un esempio».
In Italia, si dice, la crisi morde meno che altrove. È d'accordo?
«Macché, tra poco avremo due milioni di persone senza lavoro; le donne, che sono già pagate il 15% in meno degli uomini, stanno sostenendo il prezzo più alto: su di loro pesano le famiglie; c'è carenza di servizi per gli anziani e i bambini e, oltre a tutto questo, sono le prime che restano a casa».
Altro che famiglia al centro.
«Ma non è vero nulla. La famiglia in tutta Europa è molto più aiutata. Comunque, tornando alla crisi economica, le scelleratezze della finanza allegra che abbiamo visto e vissuto in questi anni, le pagano le classi meno abbienti. Le banche, quelle le salvano gli stati». Emigrazione, pochi lo dicono ma l'immigrazione di massa è causata anche da quella che viene chiamata la «bomba demografica».
È d'accordo?
«Il problema demografico è centrale. In Europa siano 715 milioni e nel 2050 saremo 620 milioni. In Africa, invece, nello stesso periodo, la popolazione si triplicherà. Se poi ci aggiungiamo la povertà, le carestie, le guerre, molte delle quali tribali, si capisce che siamo di fronte ad un fenomeno inarrestabile. L'immigrazione non si ferma neppure i cannoni. La miseria è più forte delle armi».
Per questo il controllo della nascite è importante.
«Qualcosa si sta facendo, sono impegnato anch'io con un'associazione di ginecologi. Ma la Chiesa si oppone e il peso del Vaticano sulla mentalità della gente è forte. Faccio un esempio: in Italia il 13.3% delle donne in età fertile prende la pillola. In Francia sono il 33%. Questo perché, da noi, si teme ancora la Chiesa».
L'appello?
«Il voto utile alle Europee non c'è: noi siamo l'alternativa all'appiattimento delle coscienze. Cioè la fine della società».

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